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Archivio per la categoria ‘Loyalty’

Punchcard: Mobile Gamification Loyalty

martedì, 18 giugno 2013

In un’epoca sempre più dominata da smartphone e tablets, non è più facoltativo, bensì obbligatorio, spostare sul piccolo schermo una serie di attività fino ad oggi esclusivamente fisiche. Il mondo dei loyalty programs non potrà sottrarsi a questa natura evoluzione che, si badi bene, non è puramente di tendenza ma porta con se indiscussi vantaggi nella fruizione dell’esperienza. I cellulari li abbiamo sempre con noi, su di essi sarà sempre possibile visualizzare i punti e quanto manca al raggiungimento del reward. Ed inoltre essi, grazie alle funzioni di geo-localizzazione e notifiche, potranno finalmente aiutare i brand ad allargare il proprio campo di azione dal mero tracking dell’atto di acquisto alla fase e post purchase. Per dare un dato quantitativo, nella sola Italia sono oltre 27 milioni i possessori di device evoluti e 22 lo utilizzano per navigare.

E’ il momento di dire addio alle vecchie tessere dei programmi di fidelizzazione, alla totale assenza di feedback in tempo reale su quanti punti si hanno e quanti ne mancano ed in generale alla mancanza di interazione costante tra produttore e consumatore.

 

All’interno di questo scenario, stanno nascendo alcune interessanti start ups focalizzate sul mobile loyalty program che ambiscono a fornire una infrastruttura a cui merchant piccoli e grandi possono allacciarsi per migliorare la retention dei loro customers.

Oggi vorrei introdurre in Italia, eh si come spesso capita non sono ancora sbarcati ufficialmente nel BelPaese, la case history di Punchard, giovanissima società americana fondata dal veterano Andy Steuer.

 

Punchtab loyaltygamification Punchcard: Mobile Gamification Loyalty

Punchtab tra tradizione e innovazione nei loyalty programs in mobilità

Punto di partenza per Punchard è l’essere una app scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play. Una volta scaricata ed installata, si entra nel gioco. La meccanica è alquanto immediata, ogni qual volta si ottiene uno scontrino in uno dei milioni di negozi convenzionati (solo punti vendita fisici) è possibile scattare una foto ed il software lo analizza, lo valida (punch) ed assegna un punteggio variabile, da un minimo di 5 ad alcune migliaia,  in relazione alla spesa e alla categoria merceologica. Alla stregua dei vecchi cataloghi da riempire con bollini, lo stesso avviene in Punchard sebbene in chiave virtuale.

punchcard ios Punchcard: Mobile Gamification Loyalty

Su questa struttura a “Fixed Ratio” molto vicina alla tradizione ormai plurisecolare dei loyalty program (compra 10 e ti regalo 1), si aggiunge uno schema premiante a “Variable Ratio”. E’ bene soffermarsi su questa variante che, in base alla mia esperienza, è quella che con più facilità è schierabile per creare engagement costante soprattutto con quella generazione di under 35 abituata costantemente ad essere premiata per la sola partecipazione e ad essere costantemente motivata per non perdere interesse in quello che sta facendo. Il 54% dei possessori di tessere di fidelizzazione non è attivo, metriche che continuano a peggiorare anno dopo anno gettando nel panico i service provider ed i brand owner incapaci di pensare fuori dagli schemi per venire incontro alle mutate esigenze della società.

punchcard spin to win Punchcard: Mobile Gamification Loyalty

Tornando a Punchcard, ogni singolo atto di acquisto (e quindi scontrino scansionato attraverso l’app) conferisce all’utente/giocatore una chance di accedere ad un instant win sotto forma di “Ruota della Fortuna” dove ogni giorno vengono assegnati oltre 500 premi di vario ordine e grado. Si va dai buoni spendibili in diverse catene, a downloads di brani musicali fino ad arrivare a veri e propri premi fisici come iPhone e simili. Semplice il processo denominato “Punch, Spin and Win”.

 

Loyalty 3.0 – The Gamification Revolution

giovedì, 6 giugno 2013

Dopo oltre un secolo di totale staticità è irrimandabile l’appuntamento col cambiamento, i programmi di fidelizzazione così come sono non riescono più a raggiungere i loro obiettivi. Creare una connessione nel lungo periodo e guidare l’atto di acquisto attraverso programmi che richiedono mesi prima di riscattare un reward e che falliscono totalmente nel creare un minimo di engagement è una non soluzione soprattutto per l’avanzante generazione post 1980 ormai abituata ad interattività, velocità della riposta, premi in cambio della partecipazione, ambiente digitale. Non è solo una sensazione, numerosi report mostrano il progressivo disinnamoramento e disinteresse dei consumatori verso questi programmi ed un tasso di redeem sempre peggiore. E’ una scoperta atroce per brand che da decenni allocano ingenti risorse in questa componente del loro business.

Loyalty 3.0 The Gamification Revolution 1024x766 Loyalty 3.0   The Gamification Revolution

Loyalty 3.0: The Gamification Revolution

Eppure non sono richiesti sforzi economici e tecnologici immani, al netto dei miglioramenti apportabili attraverso la lente di un game design abituato a creare engagement e loyalty nei videogames senza l’ausilio di ricchi premi fisici basterebbe la sola introduzione di una doppia moneta virtuale per creare un layer  ingaggiante aggiuntivo. Da una parte i punti continueranno ad essere la moneta contestualizzata all’atto di acquisto ed in grado di erogare i tradizionali premi fisici (sebbene qui sia possibile migliorare e di molto l’esperienza aggiungendo una stratificazione in Livelli, l’endowed progress effect…), dall’altra una engagement currency legata alle fasi pre e post acquisto. Un engagement globale dell’esperienza dove interagire con l’utente chiedendo di partecipare a missioni, sfide di gruppo, player vs player, badge in cambio di premi virtuali di status non soggetti a normative tipiche dei concorsi.

In linea generale suggerisco ai clienti sempre un approccio multi step:
1) Definire quali comportamenti dell’utente vogliamo incentivare
Per me è fondamentale muoversi oltre il solo atto di acquisto, che rimarrà ad ogni modo centrale nel processo di progressione nel programma.. Nelle fasi pre e post acquisto cosa ci interessa stimolare? La condivisione dell’atto di acquisto? Il feedback sul prodotto? Il check in nella location? Il rientro nel punto vendita giornalmente? L’invitare amici per partecipare a quest collettivi? Creare una tabella chiara dei behaviours desiderati!
2) Definire il target dei “giocatori” del nostro loyalty program
Nel gaming dividiamo i players tra socializers, achievers, killers ed explorers. Ognuna di queste classi è motivato da istanze diverse e necessita di strumenti diversi per rimanere fidelizzato nel lungo periodo. L’introduzione di livelli, leaderboard, appointment dynamic, scarsità, avatar, badge, missioni, cooperative mode ed i ngenerale le 69 game mechanics presenti nel mio mazzo di carte andrà relazionato al target a cui miriamo.
3) Introdurre un dual currency
Differenziare fase monetaria tradizionale da fase engagement svincolandoci da complessità burocratiche ed IT.
4) Definire lo schema premiante (Parte I e II) e scegliere accuramente la tipologia di premi in relazione alle due currency. 
Nella gamification si fà spesso riferimento al paradigma S.A.P.S. La voce stuff sarà correlata alla loyalty currency con premi reali, mentre l’engagement currency dovrà far leva su Access, Power e Status per motivare l’utente senza ricorrere a costose merci.
5) Introdurre le meccaniche e dinamiche gaming
Sul livello tradizionale aggiungere una componente fun ed engagement con l’ausilio di un gamification designer
6) Rendere cross platform e sociale l’esperienza

Il loyalty program con Gamification di Restaurant.com

mercoledì, 29 maggio 2013

Dopo aver esaminato la start up MOGL.com con il suo innovativo loyalty program per i ristoranti, questa volta è il momento di analizzare un’altra soluzione messa recentemente in piedi dal leader di settore americano Restaurant.com. Questo website è molto popolare tra gli yankes offrendo la possibilità di scoprire migliaia di ristoranti sparsi negli States ed acquistare dei coupon (oltre 50.000 disponibili giornalmente) per risparmiare sul conto finale o per fare un regalo ad amici. Per i ristoratori è un importante strumento di visibilità e monetizzazione, per i consumatori l’occasione migliore per risparmiare qualche dollaro. Dopo anni di onorato servizio, il management ha deciso di dotarsi di un programma di fidelizzazione attraverso il quale premiare gli utenti più fedeli.

Il processo logico che hanno seguito nell’implementazione del progetto mi sembra assolutamente corretto:

1) Quali sono gli obiettivi, e le seguenti KPI, che mi spingono a implementare il loyalty program? Nel caso di Restaurant.com i due driver primari sono l’acquisizione di nuovi utenti e favorire la ripetizione dell’atto di acquisto. E’ il livello 2 del Motivational Design Framework.

2) Analisi della attuale customer base. Chi sono i nostri utenti? Perchè entrano nel sito? Cosa li motiva realmente? Nel documento propositivo viene ribadito il “risparmio” come motore principale degli accessi, gli utenti entrano nel sito per provare a risparmiare qualcosa sul prossimo pasto. Ma non solo, anche la fase di esplorazione è in fase ascendente con molti users che cercano nel database del sito per scoprire nuovi posti interessanti dove sperimentare. Nel mio Motivational Design Framework, il livello 4 mira proprio a individuare la composizione del nostro utente medio. In questo caso, molto sommariamente, è presente un 50% di Achievers, un 35% di Explorers ed un 15% di Socializers (coloro che utilizzano il portale per regalare coupon). Conoscere chi giocherà nel nostro sistema significa poter decidere al meglio le meccaniche e dinamiche.

3) Solo ora decido che tipo di struttura dare al loyalty program, quali meccaniche e dinamiche di gamification integrare. Analizzeremo più specificatamente nel proseguo dell’articolo questo punto.

4) Ed infine scelgo la piattaforma tecnologica. Potrà essere creata in-house con benefici di flessibilità e svantaggi di integrazione e tempi IT oppure potrò appoggiarmi a soluzioni saas come appunto ha fatto Restaurant.com con Badgeville.

Dopo aver vagliato i tradizionali programmi basati su punti e premi, l’azienda ha deciso di appoggiarsi alla piattaforma di Badgeville per creare engagement e fidelizzazione in una maniera più coinvolgente ed interattiva.

restaurant1 Il loyalty program con Gamification di Restaurant.com

Landing page del loyalty programs gamification di Restaurant.com

Dopo essersi loggati online (qui andrebbero rivisti i passaggi logici) ed autorizzata l’app ad accedere al nostro grafo sociale si entra nel vivo del “gioco”. Vediamo di quali meccaniche e dinamiche si compone l’esperienza:

Punti: l’immancabile scoring system che aumenta all’espletamento di azioni pre-determinate. Rispetto ai programmi tradizionali, non è solo l’atto di acquisto a essere incoraggiato mediante il conferimento di un punteggio. Numerose altre azioni concorrono al processo di crescita e paradossalmente alcune di queste vengono “prezzate” al pari di un purchase. Se acquistare un pasto, un coupon digitale o fisico assegnano all’utente 150 punti, identico punteggio arriva in cambio di un like sulla pagina Facebook, un follow sull’account Twitter o un Circle Us su Google+. Evidentemente questi behaviour vengono ritenuti anticipatori di una futura transazione.

Il secondo comportamento stimolato è la presenza sul sito ed esplorazione dei ristoranti. Sono 40 i punti assegnati ad ogni nuovo ingresso giornaliero ed altrettanti per ogni ingresso nella pagina specifica di un ristorante.

Il terzo comportamento è quello user generated content, con 10 punti dati per ogni azione di rating su una review di un locale.

restaurant3 Il loyalty program con Gamification di Restaurant.com

Lo scoring system presente in Restaurant.com

I punti accumulati sono sempre consultabili nell’area profilo e particolari pop up appaiono dopo ogni azione portata a termine. I punti sono la currency base per salire di livello. Tutti partono da newbye e progressivamente ascendono la scala sociale attraverso Level Up, ad esempio a 200 punti si diventa Livello “Supporter” e così via in un crescendo di difficoltà.

Non tutte le interazioni col sito portano un guadagno in punti. L’azienda ha previsto anche una struttura a missioni, il loro corretto svolgimento porta l’assegnazione di badge. Essi sono visibili in una specifica pop up, è possibile sapere da subito la struttura ma non conoscere esattamente come sbloccarli. E’ disponibile la visualizzazione solo della missione successiva, le altre sono bloccate e “misteriose”. Al momento sono presenti 8 macro-classi di obiettivi da raggiungere, ciascuna è studiata per provare a creare un differente comportamento:

START YOUR ENGINES: Aiuta la fase di onboarding chiedendo al giocatore di compiere alcune azioni base del sistema.

SOCIAL MAVEN: Incentiva il collegamento con i 3 social network di restaurant.com – diventa fan, follower e circle.

ROUND’EM UP: Guida l’utente verso l’acquisto di coupon da regalare

FULL HOUSE: Guida verso l’acquisto di una serie di coupon ad uso proprio di valore crescente

TOUR GUIDE: Guida la retention chiedendo all’utente di rientrare nel sistema

THE HOUND: Guida il tasso di esplorazione verso le pagine dei singoli ristoranti

THE CRITIC: Guida l’UGC premiando chi vota le recensioni altrui

 

restaurant2 Il loyalty program con Gamification di Restaurant.com

I badge in Restaurant.com

Stando alle dichiarazioni di Christopher Krohn, Presidente di Restaurant.com, i badge più sbloccati sono “Sherlock Holmes”, sbloccabile alla prima esplorazione di un ristorante, e “Creation Station”, sbloccabile alla registrazione. Onestamente è lapalissiano, specialmente il secondo si sblocca automaticamente alla registrazione mentre il secondo è relazionato all’attività primaria nel portale. Per cui non sono loro a guidare i comportamenti, ma semplicemente questi ultimi vengono enfatizzati da una grafica speciale sotto forma di badge.

In generale, queste sono le metriche dopo il primo mese di implementazione:

In just the first month, we’ve seen more than 100,000 active members each week. Of those, 71 percent have earned more than two badges, while 60 percent have three or more. In all, Restaurant.com Rewards members have earned more than 230,000 badges and more than 12 million points.

Per quanto avanzata, questa implementazione soffre di alcuni problemi di interfaccia e di una mancanza di chiarezza sul rewarding.

Moosejaw: gamification nel loyalty program web e retail

venerdì, 24 maggio 2013

Il segmento della gamification applicata ai loyalty programs è sicuramente una delle next big think e sono molte le aziende che hanno deciso si rivedere gli schemi decennali ormai sempre meno appetibili alle nuove generazioni. Oggi introduciamo una casa history interessante perchè riguarda una catena presente sia online sia in punti vendita fisici sparsi negli Stati Uniti. Moosejaw è un retail specializzato in abbigliamento ed attrezzatura outdoor che ha guadagnato negli anni il suo bacino di pubblico anche grazie ad una inviabile strategia: presenza sui più importanti e trendy social media ( twitter, facebook, instragram, pinterest, flickr), adeguamento del prezzo all’offerta migliore disponibile in USA, possibilità di resa perenne e supporto clienti tempestivo anche con chat in real time. A monte di tutto questo è attivo anche un loyalty programs tanto immediato quanto evoluto rispetto alla media.

moosejaw Moosejaw: gamification nel loyalty program web e retail

Il loyaalty programs di Moosejaw ben presente già nell'header

Già nella testata della home page è possibile vedere i chiari riferimenti al loyalty program. All’estrema destra il claim “Get 10% back in Rewards Points”. Per favorire la comunicazione col cliente è stata scelta una equazione immediatamente comprensibile: ogni dollaro speso restituisce 10 punti (5 nel caso di oggetti in promozione). Questi punti possono essere poi “spesi” per acquistare oggetti presenti nello store con una equazione proprio del 10%. Per cui ogni 100 dollari spesi in realtà Moosejaw te ne sta restituendo 10 sotto forma di punti/coupon spendibili direttamente nella catena.

Inoltre lato interfaccia è da notare in alto a sinistra l’inserimento del bottone REWARDS nel mezzo delle categorie merceologiche, proprio a sottolineare la centralità del programma di fidelizzazione nella strategia di vendita.

moosejaw loyaltyprogram Moosejaw: gamification nel loyalty program web e retail

Moosejaw attua un loyalty program gamificato

Dopo essersi iscritti al programma, online o nei punti vendita fisici, il proprio conto sarà automaticamente consultabile via web o via mail dove arriveranno gli aggiornamenti sul punteggio. I punti hanno una validità di due anni dal momento della ricezione, scaduta quella data essi scompariranno dal conto gioco. Il processo di riscatto è semplice, entrando nella sezione REWARD si avrà accesso ad un ampio catalogo di oggetti in vendita nello store contraddistinti da un prezzo in punti. Cliccando avverrà l’acquisto con conseguente detrazione degli stessi dal saldo complessivo. Nessuna iniziativa complessa come il saldare in parte in punti ed in parte in cash!!

Fin qui, al di là della linearità e chiarezza del programma, siamo nel solco tradizionale. Una variazione gamificata arriva  dall’introduzione del “HIGH ALTITUDE BONUS”. E’ sostanzialmente uno status che resta in vigore per tutto l’anno solare a patto che nell’anno precedente si siano raggiunti determinati Livelli. Eh si, l’esperienza di partecipazione al loyalty è arricchita da 4 livelli di gioco.

moosejaw levels Moosejaw: gamification nel loyalty program web e retail

Moosejaw ha introdotto 4 livelli nel loyalty program

Ai livelli è stato assegnato un nome rievocativo di un livello ascensionale (altezza delle montagne) in linea con la tipologia di prodotti venduti. Ad ogni “Level up” corrisponde un avanzamento di reward, una soglia più alta di punti in relazione ai dollari spesi.

In relazione al nostro MOTIVATIONAL DESIGN FRAMEWORK questo loyaalty programs incide profondamente sul motivatore n.2 “Obiettivi e Completare” e sul motivatore n.3 “Esprimersi e Feedback“, offrendo la possibilità di conoscere istantaneamente il saldo aggiornato via web o mail. Avrebbe potuto lavorare meglio sulla parte di #7 imprevedibilità che è tra le più potenti in questo contesto, inserendo premi randomici piuttosto che mini-lotterie associate al level up. O agire sul motivatore #5 Pressione Sociale inserendo dinamiche di cooperazione / competizione/reciprocità.

 

Bonus Bonanza ed Endowed Progress nei reward schedules

martedì, 26 marzo 2013

Uno degli aspetti dell’essere umano che più mi incuriosisce è il costante desiderio di esser premiati, un driver motivazionale potentissimo nello stimolare ed indurre comportamenti. Intere industrie sono nate su questo presupposto, “loyalty programs” e “gambling” su tutte. Dopo tanti anni spesi nei videogiochi tradizionali e in aziende di gioco “for money” ho imparato la potenza che la condizione operante può avere negli individui sotto forma di contigenza, rinforzo (premio) e risposta. Il premio, sia esso di tipo economico diretto (gambling), economico indiretto (loyalty programs) o psicologico (videogiochi), aiuta spesso l’insorgenza o l’ampliamento di un comportamento scientificamente voluto dal designer.

Reward Schedules Bonus Bonanza ed Endowed Progress nei reward schedules

Esistono 5 differenti tipologie di schemi premianti

Quello che non molti sanno è che esistono differenti schemi premianti (reward schedules), ciascuno dotato di una peculiare curva di frequenza e decadimento della risposta. Per una descrizione dettagliata degli stessi vi rinvio a due miei vecchi post qui e qui. Quello che è bene memorizzare, al di là dell’implementazione tecnica che è sempre bene affidare ad un esperto, è la possibilità di poter modellare il comportamento del consumatore utilizzando saggiamente l’uno o l’altro schema. Personalmente ritengo che il risultato migliore lo si ottenga quando più schemi vengono messi in atto per incentivare differenti clusters di utenza se non addirittura lo stesso individuo nel corso del suo viaggio nel sistema. Esistono schemi che aiuta l’insorgenza di un comportamento come il “Rinforzo Continuo” ed altri invece che aiutano terribilmente la fase di monetizzazione arrivando spesso a generare delle curve di dipendenza (Intervallo a Ratio Variabile). Ma non è questo l’obiettivo del post, andiamo avanti.

Siamo solitamente ritenuti a pensare che la gradazione del premio influisca direttamente sulla volontà/abilità nel compiere una azione. Maggiore sarà la stock option data ad un dirigente, maggiore la sua performance. Maggiore è il premio in un programma di fidelizzazione, maggiore sarà la partecipazione dell’individuo.

Una pubblicazione del 2009 dal titolo “Large Stakes and Big Mistakes” rivela alcune componenti, apparentemente illogiche,della mente umana. In diverse zone rurali dell’India una serie di individui vengono invitati a cimentarsi con una serie di 6 giochi, l’esito positivo porta come ricompensa tre differenti tipologie di premio: basso (1 giorno di salario), medio (1 mese) e alto (5 mesi). L’obiettivo dei ricercatori era quello di verificare l’intensità dello sforzo e la qualità profusa in relazione al premio ottenibile.

Le performance migliori saranno arrivate da coloro che saranno premiati col quantitativo maggiore?

Bonus Bonanza Bonus Bonanza ed Endowed Progress nei reward schedules

La capacità di eseguire un task decresce a fronte di una possibile alta ricompensa

Assurdo ma vero. I partecipanti appartenenti al cluster con in palio un premio altissimo si sono comportati peggio delle altre due classi di individui. La pressione di poter guadagnare in pochi minuti ben 5 mesi di stipendio ha influito negativamente sulla capacità di ragionamento e completamento vincente del task. Solo il 20% di loro ha ottenuto la ricompensa agognata, contro una media del 35% delle altre due classi.

Applicato al mondo reale, questo esperimento ci aiuta a sfatare alcuni luoghi comuni attorno cui ruota la costruzione di numerose esperienze dai loyalty programs alla gestione degli stipendi e bonus da parte delle risorse umane.

Quando al consumatore/lavoratore è richiesto un qualche tipo di abilità cognitiva che coinvolge quindi componenti quali strategia, riflessione ed esecuzione l’over inflazione di premi (legge del Bonus Bonanza) porta ad un risultato controproducente. In concreto è spesso senza senso, se non dannoso, mettere in palio premi estremamente significativi o offrire premi produzione e stock option milionarie perché il pensiero del possibile guadagno diventa il deterrente principale all’avverarsi della condizione.

Di contro un alto incentivo è maggiormente stimolante all’interno di contesti meccanici come può essere l’avvitare bulloni in una catena di montaggio o fare sharing di un contenuto digitale. Su questo livello bonus maggiori producono quantità di lavoro maggiori nel breve periodo, sul lungo entrano in gioco contro fattori come la ripetitività del task e la mancanza di Meaning.

I reward economici restano un forte motivatore, ma sono fermamente convinto che sia arrivato il momento per iniziare a stratificare l’esperienza premiante diversificando le gradazioni e forme. Cresce e diventa economicamente significativa una generazione di individui cresciuta coi videogiochi in mente, esperienze in cui l’utente investe dei soldi senza mai ricevere un premio tangibile in cambio della fidelizzazione ed engagement espresso. In linea teorica sono tante le concrete tipologie di rewarding psicologico introducibili in un sistema gamificato tanto fisico quanto digitale:

  • Currency rewards: l’acquisizione di una risorsa spendibile nel gioco, solitamente moneta virtuale utile per acquistare nuovi prodotti o skills.
  • Rank Rewards: l’acquisizione del livello successivo. Può trattarsi di un passaggio dal livello 1 al 2 oppure da uno status bronze al silver.
  • Mechanical Rewards: l’acquisizione di statistiche migliorative in qualche parametro. s
  • Narrative rewards: Una sequenza di intermezzo o la scoperta di nuovi elementi della trama o background di gioco rappresentano un gustoso premio.
  • Emotional rewards: E’ un premio immateriale legato al regalare un virtual gift a qualcuno o comunque aiutarlo per progredire nel gioco.
  • New Toys: Lo sblocco di nuove funzionalità sotto forma di nuove armi o gadget che ampliano le azioni performabili dal nostro alter ego.
  • New Places: Lo sblocco di nuove aree da esplorare
  • Completeness: Completare al 100%  una progress bar o qualsiasi altra cosa sia caratterizzata da una percentuale di completamento.
  • Victory: Sconfiggere un avversario o superare una sfida

La scienza comportamentale  è in grado di insegnarci ancora tanto su come disegnare esperienze in cui la componente premiante è preponderante. Uno dei problemi comuni è vincere la barriera iniziale che tiene lontano un nuovo utente dall’aderire al nostro programma annuale di fidelizzazione. Molti riterranno difficile l’obiettivo da raggiungere (100.000 punti sono una soglia così alta e apparentemente irraggiungibile per ottenere il premio) a tal punto da scoraggiarsi prima ancora di iniziare.

Due ricercatori, Nunes e Dreze, hanno condotto un esperimento su un campione di 300 utilizzatori di un autolavaggio locale. Al primo gruppo è stata offerta una classica tessera punti che veniva punzonata ad ogni lavaggio. Al raggiungimento degli 8 scattava il reward composto da un successivo lavaggio a titolo gratuito. Al secondo gruppo è stata consegnata una tessera con 10 lavaggi da effettuare a pagamento in cambio di uno gratuito. I primi due erano già stati punzonati, per cui ambo i gruppi avevano come task 8 car wash. Stesso investimento di tempo, stesso investimento di denaro ed anche uguale reward.

Endowed progress effect Bonus Bonanza ed Endowed Progress nei reward schedules

L'Endowed Progress Effect studiato da Nunes e Dreze

Il risultato? Solo il 19% degli utenti del primo gruppo ha raggiunto il reward contro il 34% del secondo! Ed inoltre quelli partiti con 2/10 hanno impiegato 2.9 giorni meno degli altri per raggiungere il livello premiante!! Maggiori informazioni sono disponibili nello studio ufficiale Endowed Progress Effect.

Ebbene si, dare l’illusione che un programma sia già iniziato e necessiti solo di esser finito stimola maggiormente il consumatore rispetto ad una situazione da iniziare da zero. Il senso di completamento è uno dei driver principale (motivatore n.8 nel Motivational Design Framework). Uno degli errori tradizionali dei loyalty programs è dare l’idea palese di una lontananza del premio trascurando uno dei dati empiricamente visibile in ogni ambito. Un fixed ration reward schedule, comunemente usato nei loyalty programs, genera una curva di risposta alta solo all’approssimarsi del premio. Ipotizzando un set di pentole a 1000 punti, aumenterò la mia capacità di spesa solo una volta arrivato nei pressi di 900 punti e la ridurrò totalmente o quasi a 1001.

Cambiare una idea stereotipata di design è difficile, cento anni di storia sono difficili da superare nei loyalty programs. Ma migliorare è possibile sia in termini di forza della fidelizzazione che di partecipazione attiva riuscendo a raggiungere anche tutta quella platea di under 35 oggi sempre più estranea alle vecchie logiche premianti.

 

 

 

 

 

 

Gamification alla base della Loyalty 3.0

giovedì, 7 marzo 2013

Nell’ultimo biennio ho riscontrato una disillusione crescente dei grandi brand verso le attuali dinamiche di loyalty, quasi sempre demandate ad agenzie esterne. Come mai dopo quasi un secolo di onorato servizio, punti, tessere e premi economici non riescono più a generare fidelizzazione, retention e Arpu? La risposta è articolata ma riassumibile nel vocabolo marketing “Generazione Y”. Questa intera generazione di nati dopo il 1980 sta raggiungendo in questi anni una propria capacità di spesa ed i grandi brand stanno iniziando a toccare con mano la distanza siderale che li separa. Parlo spesso nei miei talk e seminari di come questa Generazione (che io chiamo Gaming Generation) sia profondamente diversa per abitudini e modi di vivere da quella dei padri (Generazione X) e nonni (Baby Boomers). Ne avevo parlando approfonditamente qui e qui, sono individui che amano il multitasking, sperimentare sempre nuovi software e hardware tecnologici, ragionano per obiettivi, necessitano di essere costantemente motivati, feedback immediato, premiati anche per la sola partecipazione, contesto sociale.

Questi attributi mancano totalmente nei tradizionali programmi di fidelizzazione, non è un caso che un recentissimo report rilasciato da Forrester Research, Inc. nota che, “rispetto al 2008, un ulteriore 40% dei consumatori sente che i loyalty programs non offrono nessun tipo di valore aggiunto”.  Scoprire che il proprio costosissimo sistema non soddisfa in alcun modo le esigenze del consumatore è un colpo tremendo per le aziende. L’esperienza di 30 anni di game design viene in soccorso a brand ed agenzie, fornendo un nuovo incredibile tool per creare engagement nel tempo e soddisfare l’intero ciclo di vita del giocatore/consumatore, andando oltre lo stereotipo “ti premio per ogni euro speso”. Se ci pensiamo bene i videogiochi sono il luogo in cui le persone vengono costantemente premiate per la partecipazione, sbloccano premi imprevedibili per timing e tipologia (variable ratio reward schedule), vengono costantemente motivati a rientrare nel sistema grazie alla possibilità di sfidare, cooperare, socializzare, raggiungere obiettivi, esternare il proprio status all’interno della community ed, infine, ottenere premi.  Ed ancora più paradossale i giocatori spendono soldi in quel videogioco senza che quest’ultimo restituisca indietro alcun tipo di premio reale con un proprio valore economico.

Alcune aziende hanno capito la necessità di rientrare in sintonia con questa crescente, numericamente ed economicamente, massa di persone ricalibrando le proprie logiche ed un esempio recente arriva da Yamaha, leader mondiale in strumenti musicali.

Nell’Ottobre 2012, in occasione del 125° anniversario, l’azienda americana ha dato vita ad un nuovo  programma intitolato “My Rewards”. Registrando un account sul sito ufficiale americano (ovviamente sfruttato il social log-in plug in), è possibile continuare a fruire del portale come si è sempre fatto, ma in aggiunta sono state inserire una serie di tecniche gaming volte a rinforzare comportamenti già presente ed, in alcuni casi, a guidarne dei nuovi.

L’azienda ha spesso utilizzato premi di ogni tipo ma con la consapevolezza che molte iniziative rendevano felicissimo un fan scontentando tutti gli altri. I tanti concorsi in cui si mettevano in palio strumenti o ticket per concerti, proclamavano 1 vincitore lasciando a mani vuote altri 99. Pur nello scetticismo iniziale, il responsabile gestione Consumer ha pensato di far propria la logica della gamification per raggiungere 3 obiettivi: ringraziare i sostenitori storici in occasioen dell’anniversrio, avvicinare nuovi utenti digitali ai prodotti ed offerte del marchio e far conoscere i nuovi servizi alla clientela già fidelizzata.

coins Yamaha Gamification alla base della Loyalty 3.0

Nel loyalty program Yamaha è stata introdotta una moneta virtuale "Coins"

La prima novità rispetto al passato arriva dall’introduzione dei COINS. Questa moneta virtuale si acquisisce semplicemente interagendo col portale: visitare sezioni, visionare video, cliccare sui link ed ogni altra azione di tipo comune. Alla normale navigazione, gli sviluppatori hanno affiancato delle vere e proprie missioni chiamate Quest. Viene richiesto agli utenti/giocatori di partecipare a sondaggi, quiz, scoprire nuove aree del sito, interagire con programmi e partner esterni. Più si procede nell’avventura più coins si sbloccano. Questa game mechanic trova ragione di esistere in virtù di continui aggiornamenti che rendono sempre imprevedibile la sezione, nessuno sa quale nuova missione sarà introdotta e che premi porterà in dote. Se a questa randomizzazione aggiungiamo obiettivi sempre legati al mondo musicale viene fuori un motivatore psicologico interessante in grado di produrre metriche interessanti a fronte di un non costo. E’ una evoluzione di loyalty non confinata al mondo digitale, la stessa Yamaha ha inserito Quest legate all’esplorazione di punti vendita fisici sparsi (entrano in gioco anche QR Code e geolocalizzazione) per il territorio o la partecipazione a show reali dove è necessario chiedere allo staff una parola segreta. In questo modo reale e virtuale si fondano dando vita ad una immensa caccia al tesoro cross platform.

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Un esempio di missione nel portale Yamaha

Per guidare gli utenti verso gli obiettivi aziendali sono stati introdotti anche dei BADGE. Sono dei riconoscimenti virtuali assegnati come gratificazione personale e sociale al raggiungimento di determinati obiettivi assegnati dal sistema. E’ possibile influenzare comportamenti non solo legati all’atto di acquisto (grande lacuna  dei loyalty program tradizionali) ma anche alle fasi pre e post vendita. Ad esempio badge per visite frequenti nel portale, badge per aver approfondito un tema o uno strumento, badge di natura più social legati alla condivisione di argomenti o all’invito di amici (è un modo per ottenere anche Coins bonus)

badge Yamaha Gamification alla base della Loyalty 3.0

Un esempio di Badge che rinforza le visite ripetute sul portale

Infine, ma non per importanza, la dashboard riporta anche i PUNTI ESPERIENZA (XP). Come in ogni videogioco, essi rappresentano la manifestazione visibile del progresso del giocatore nell’esperienza. Avere tanti punti non dà diritto a premi, ma unicamente ad un avanzamento di status all’interno della community e di conseguenza un consenso sociale superiore. Per tutti quelli guidati dal desiderio innato di competere, i punti danno vita alla Leaderboard. Una vera e propria classifica dei migliori utenti del sito dove in ogni momento è possibile controllare la propria posizione su archi di tempo prestabiliti. In questo caso mese e all time, ma spesso può aver senso implementare timing più ristretti per rendere divertente la sfida anche ai nuovi iscritti.

leaderboard Yamaha Gamification alla base della Loyalty 3.0

Un esempio di classifica in Yamaha

 

B Conencted: Loyalty gamificata nei Casinò

giovedì, 26 aprile 2012

L’industria del gambling è tra le poche a non aver risentito della crisi dei consumi. Paradossalmente minore è il potere di acquisto, maggiore diventa la propensione a rischiare con la speranza di modificare il proprio stato di vita. Casinò, gratta e vinci, slot machine, videolottery ma anche anche fenomeni digitali come il poker online stanno conoscendo tassi di crescita significativi con una proliferazione dei player sul mercato incentivati dalle normative nazionali sempre più aperte e disponibili verso questa tipologia di soggetti che pagano pesanti oboli per aggiudicarsi le licenze, senza contare l’alta tassazione a cui sono sottoposte le giocate.

In un quadro sempre più competitivo, dove il costo di acquisto di un cliente è di centinaia di euro, diventa fondamentale il concetto di fidelizzazione. Come fare per trattenere un giocatore nella propria location fisica o portale online? Già da anni i principali attori della filiera hanno attivato dei loyalty program che ricalcano gli schemi di qualsiasi altro schema di fidelizzazione in uso in altre categorie merceologiche. Il principio è semplice, più giochi e maggiore sarà il livello di cashback (reward) garantito. Il problema di queste operazioni “mercenarie” è nella loro stessa natura, facilmente replicabile e migliorabile da un competitor. Il pubblico più smaliziato ed informato migra costantemente da un operatore all’altro venendo a conoscenza di programmi più ricchi per il giocatore.

BConnecte social B Conencted: Loyalty gamificata nei Casinò

Loyalty gamificata nel gambling

In questa cornice si colloca una iniziativa interessante, il primo vero esperimento di loyalty gamificata, applicata all’industra gambling,lanciata da Byod Gaming Corporation negli Stati Uniti. L’azienda che gestisce 13 casinò sparsi in 5 nazioni americane ha selezionato la piattaforma di social gamification di Gigya come motore del suo loyalty program “B Connected Social“. Gli iscritti al programma sono incentivati ad andare oltre la mera giocata, si accumulano “Social Points” anche condividendo eventi, notizie e offerte via social network, prenotando camere di hotel e tutta una serie di altre azioni e comportamenti volontariamente incentivati da Byod.

La formula mixa componente fisica e digitale e richiede la sincronizzazione della propria carta fisica (ottenibile nei casinò) con un account online successivamente creato. Compiuto questo step (fondamentale per garantire la maggiore età degli iscritti) è possibile interagire sia fisicamente compiendo check in nelle location sia nei portali online delle sale guadagnando punti semplicemente prenotando hotel o cene piuttosto che condividendo notizie via Facebook piuttosto che Twitter. I punti accumulati potranno essere trasformati in denaro sonante giocabile nel casinò e in ticket utili per partecipare a lotterie periodiche. Non mancano dei badge ed una leaderboard volti a incentivare competizione all’interno della community.

La piattaforma offre anche altre features come un sistema di alert in tempo reale che informa gli iscritti su particolari novità, ticket scontati per eventi ospitati nella sale, debutto nuove slot etc etc.

bconnected 2008 B Conencted: Loyalty gamificata nei Casinò

Una schermata di B Connected online prima delle social feature

Le dichiarazioni del management Byod sottolineano come questo ulteriore layer nel loyalty program è rivolto espressamente alla customer base. Si tende a pensare che l’utilizzo di tecniche di gamification possa aiutare a creare engagement verso target giovane, cosa non vera considerando il profilo di chi, ad esempio, videogioca sui social network.

MOGL: Loyalty gamification per i ristoranti

giovedì, 2 febbraio 2012

Il tema dei loyalty programs mi interessa particolarmente, sono da anni convinto che l’intero settore dei programmi fedeltà debba attuare uno spostamento di obiettivi, un passaggio dalla mera fidelizzazione all’engagement. Riflettendoci quello che oggi piccoli o grandi catene fanno è una azione “mercenaria”, ti pago (con buoni sconti, stoviglie etc etc…) se vieni da me a comprare cibo piuttosto che benzina e di anno in anno aziende rivali si contendono i clienti a colpi di promozioni più o meno allettanti. Questa logica puramente economica e la sostanziale immobilità del settore hanno reso sempre meno efficaci le tecniche attuali nei confronti della platea dei nativi digitali. La tipologia di premi, la mancanza di una componente online e mobile reale ed in generale la scarsa interattività hanno reso impraticabile la strada dei loyalty programs come arma persuasiva verso il target under 30.

Eppure nell’ultimo biennio alcune aziende hanno colto la necessità di rendere gamificata, sociale e virale la fidelizzazione e in questo specifico solco si sta muovendo MOGL, start up americana che ha debuttato con 12.4 milioni di dollari giunti da diversi venture capitalist. Cosa ha spinto gli investitori ad iniettare così tanta liquidità in una start up up gamification based?

L’idea è quella di rivoluzionare il quadro attuale dei loyalty programs introducendo alcune tecniche gaming per facilitare il ritorno nel ristorante, si focus sul mondo della ristorazione, degli avventori offrendo programmi di cash back, lotterie ed altri strumenti ingaggianti.

Entrando nel sito ufficiale è possibile iscriversi, anche via Facebook Connect, indicando la propria carta di credito. Ogni qual volta la utilizzeremo per pagare il conto in un esercizio convenzionato sbloccheremo di diritto un 10% di cash back, in parole povere a fine mese sulla carta di credito sarà accreditato 1/10 di quanto speso in quei ristoranti.

MOGL loyaltygamification MOGL: Loyalty gamification per i ristoranti

Come funziona il lgamified loyalty program MOGL

Questa iniziativa consente di superare il vetusto utilizzo di coupons o tessere fedeltà, la piattaforma riconosce automaticamente le chiamate sulla carta di credito provenienti dagli esercizi convenzionati e applica i rewards in maniera indolore per l’utente. Al momento sono 300 i locali convenzionati, tutti in California, ed il round di finanziamento servirà ad allargare il bacino di utenza nel corso del 2012.

Al cashback si affianca la meccanica del Jackpot. Più volte si entra in una location spendendo e maggiore sarà la possibilità di ottenere un premio mensile in denaro assegnato ai top 3 spenders.

Entrambe le logiche sono affiancate da una componente virale resa possibile dall’accesso al social graph. I risultati sono condivisibili via Facebook ed i propri amici possono essere invitati con mutui benefici per entrambi, ad esempio l’accesso all’esclusivo club VIP.

 

MOGL jackpot MOGL: Loyalty gamification per i ristoranti

La schermata del Jackpot sull'App iPhone

Il servizio MOGL è disponibile non solo online ma anche via iOS ed Android sotto forma di app scaricabile. Il vantaggio dell’estensione mobile è la possibilità di avere sempre sotto mano i locali, la mappa geolocalizzata per raggiungerli e la propria posizione in classifica in relazione al jackpot mensile del singolo locale.

La start up non ha tralasciato il lato caritatevole, ogni 20 dollari di conto viene donato un pasto alla associazione Feeding America. Ad oggi si contano oltre 26.000 “meals” elargiti, un motivo in più per adottare la piattaforma sia in veste di gestore del locale che di semplice avventore.

 

Loyalty primo passo per il free to play

giovedì, 19 gennaio 2012

Possiamo dire addio al modello “paga in anticipo per qualcosa che fruirai successivamente” nel mondo digitale, ma non mancano esempi di disruption anche nell’industria retail fisica. Chi di voi si è ritrovato a navigare tra le Apps di Facebook avrà notato come tutta l’offerta è integralmente gratuita. Spesso in riunione con figure chiave in importanti aziende italiane mi vien posta ciclicamente la domanda “ma come fanno a guadagnare se il gioco/servizio viene fornito gratuitamente?

La risposta è modello free to play, più semplice l’offerta gratuita di un servizio che, dopo aver fidelizzato un giocatore, gli propone la possibilità di spendere soldi reali per acquisire moneta/oggetti virtuali utili per migliorare/velocizzare/rendere unica l’esperienza. Solitamente si tratta di microtransazioni, piccoli esborsi nell’ordine di una manciata prelevati direttamente dalla propria carta di credito piuttosto che account telefonico o forme indirette come le Offers. Questo modello non si sta diffondendo a macchia d’olio unicamente nel mondo online, ce lo testimonia anche Screen Digest che nel suo ultimo report ha analizzato il mercato delle mobile apps. Il mondo dei mobile application store è stato caratterizzato da una prima fase modellata sulla falsariga del retail con una esperienza di stampo “pay per download”. Apple è stata ancora una volta pioniera dell’innovazione consentendo dal 2009 l’ “in-app purchase” già citato prima come microntransazioni/free to play.

Mobile in app purchase Loyalty primo passo per il free to play

Dati di vendita In-App purchase vs Pay Per Download

Il grafico mostra l’ascesa del nuovo modello a scapito di quello ad oggi imperante con una proiezione di 5.6 miliardi di dollari generati nel 2015 contro i 970 dell’anno appena conclusosi. Già oggi basta recarsi sull’Apple App Store per verificare con mano la presenza di 3-4 giochi free to play nella TOP 10 delle applicazioni più redditizie.

Ma è bene soffermarsi sulle ripercussioni profonde di questo slittamento di business model. Generare transazioni nel corso del limite cycle di un utente significa ripensare totalmente il modo di sviluppare e gestire una applicazione. La strada è quella dell’ongoing product, miglioramenti continui e quotidiani dell’app sulla base dei feedback utenza e metriche analizzate costantemente perché per trasformarli da utenti non paganti a paganti sarà necessario primariamente fidelizzarli. Il lavoro inizia non all’atto del download ma in seguito!

Sessioni in app purchase Loyalty primo passo per il free to play

La maggior parte degli in-app purchase avviene dopo 10 sessioni!

Uno studio condotto da Localytics nel 2011 su un campione di 30 milioni di app user fornisce alcuni approfondimenti interessanti. Il grosso della torta arriva solo dopo la decima sessione di gioco, un lasso di tempo sufficiente al giocatore per sentirsi emotivamente coinvolto nel progetto. Meno incline al pagamento il giocatore alla sua prima partita (22%) sebbene il primo impatto rivesta un ruolo fondamentale.

Disegnare una esperienza per essere godibili nel corso del tempo trova ulteriore giustificazione economica nel lifetime value di coloro che hanno effettuato il primo acquisto dopo un certo lasso di tempo invece che alla prima sessione. Questi ultimi effettuano in media 2.8 acquisti mentre i fidelizzati 3.5.  Le ripercussioni sono profonde anche nel campo della gamification dove il business model diretto imperante è proprio quello del free to play.

Localytics app retention Loyalty primo passo per il free to play

E’ fondamentale ridurre il più possibile il tasso di abbandono del nuovo utente dopo la prima sessione, le statistiche non sono generalmente incoraggianti con un 26% di utenti mobile apps che non ritornano dopo la prima esperienza. E’ sicuramente un problema enfatizzato dall’accesso gratuito al prodotto, molti utenti installano tutto per poi decidere dove focalizzare le proprie attenzioni e risorse.

 

Quattro classi di Loyalty

mercoledì, 12 ottobre 2011

Il concetto di fidelizzazione del cliente è rimasto sostanzialmente immutato nell’ultimo secolo. Catene commerciali o compagnie aeree premiano l’acquisto di un prodotto con dei punti utili per ottenere un bene reale o virtuale con la speranza di legare a se l’utente nel tempo. I loyalty programs attuali mancano però di profondità ed engagement premiando unicamente la spesa effettuata e non una serie di altri comportamenti che l’utente assume nei confronti del brand. In questo sito abbiamo dedicato una intera sezione all’argomento, inclusi esempi innovativi come il programma intrapreso da Starbucks o alcune innovazioni provenienti da compagnie aeree pioneristiche.

Un interessante contributo alla discussione lo ha fornito Barry Kirk, solution vice president consumer loyalty a Maritz, con un guest post apparso su Chief Marketer. Viene proposta una tassonomia della fidelizzazione basata su quattro livelli:

Inertia Loyalty (Fidelizzazione Passiva): E’ un tipo di loyalty passiva dove l’utente resta legato al prodotto solo per le difficoltà ad uscirne. Nessun appealing a restarci, ma l’impossibilità di avere un altro supermercato nelle vicinanze o una compagnia aerea in grado di offrirmi lo stesso volo inducono l’utente a fermarsi. Ma qualore si presentasse un competitor senza barriere, gli utenti abbandonerebbero volentieri il programma in corso.

Mercenary Loyalty (Fidelizzazione Mercenaria): I marketers pagano i clienti per la loro fedeltà. La stragrande maggioranza dei programmi basati su punti e sconti opera su questo livello sulla scorta della tradizione, ma i dati mostrano un livellamento verso il basso dei tassi di partecipazione a causa della scarsa partecipazione emotiva generata. Inoltre permane la facilità per un competitor di portar via il cliente pagandolo semplicemente di più.

True Loyalty (Fidelizzazione Reale): Brand raggiungono questo livello quando un cliente ha una ragione avvincente, un connubio emotivo che li spinge a restare fedeli nonostante quello che accade intorno. Alla base vi è una fiducia reciproca e valori comuni. Tra i migliori esempi Starbucks (la gente fa molta strada per raggiungerli e pagare più che altrove la colazione) e Chipotle, catena di ristoranti specializzati in cucina messicana diventata popolare per le scelte di di approvigionamento alimentare legate a cibo organico.  Questa fidelizzazione reale avviene quando si crea una confizione “win win”, un mutuo beneficio tra le due parti.

Cult Loyalty: Alcuni brand come Harley Davidson, Apple e Coca Cola sono riusciti a creare un rapporto simbiotico con l’utenza dettandone i principi  e stili di vita. E’ un livello di fidelizzazione non inducibile artificialmente, ma può solo essere coltivato attraverso una valida social media strategy.

Secondo Barry il livello a cui puntare in fase di pianificazione è il True Loyalty e di conseguenza i programmi vanno calibrati in relazione di questa “personas”.

earned loyalty vs bought loyalty Quattro classi di Loyalty