Il futuro dei videogiochi e della gamification

Testo del discorso tenuto dal game e gamification designer Fabio Viola alla conferenza annuale dell’Unione Nazionale Consumatori – Premio Vincenzo Dona il 18 Novembre 2016 presso il Teatro Argentina di Roma.

 

Videogiochi e società

Quello che continua ad affascinarmi e per certi versi a soggiogarmi dopo 17 anni di lavoro nell’industria dei videogiochi è plasticamente visibile in questa immagine.

Guardate l’espressione del corpo ed ancor più dei volti di queste persone? In questo momento milioni di persone nel mondo stanno sperimentando questa alternanza di stati d’animo ed emozioni che i videogiochi sanno generare.

Se non mi credete, vorrei lanciarvi una sfida, provate a fotografare di nascosto persone nell’atto di videogiocare. Le istantanee restituiranno un centrifugato di gioia per aver superato un ostacolo, rabbia per esser stati sconfitti da un nemico, sorpresa per un bonus random che vi è stato assegnato, iper concentrazione per risolvere un enigma, compiacimento per aver infranto un record, altruismo per aver regalato un oggetto virtuale ad un vicino di fattoria. Potrei raccontarvi altre decine e decine di stati d’animo che ho provato da giocatore sin dall’età di 7 anni quando spintaneamente i miei genitori mi regalarono un Commodore 64 e poi dall’altra parte della barricata lavorando su produzioni che sono entrate nelle vite di centinaia di milioni di persone nel mondo come Fifa, The Sims, Crash Bandicoot.

In fondo è questa la vera ragione dell’ascesa inarrestabile di una industria nata sul finire degli anni ’70 e che, a distanza di soli 40 anni,   è diventata la principale tra le industrie dell’intrattenimento per fatturato e tempo medio speso. Eh si, superando per consumi i cugini della musica, editoria e cinema. Solo nel 2016 in Italia circa 1 miliardo di euro verrà speso nell’acquisto di software e hardware videoludico e nel mondo stiamo traguardando per la prima volta i 100 miliardi di dollari.

Ma ancora più del dato economico i videogiochi stanno mostrando al mondo come sia possibile progettare esperienze in grado di generare tassi di coinvolgimento difficilmente raggiungibile in altri ambiti. Vi dirò di più mi capita sempre più spesso di parlare e lavorare con aziende ed enti pubblici che mi raccontano, spesso con toni angosciosi, di come stiano vedendo diminuire generazione dopo generazione ed anno dopo anno il tasso di coinvolgimento  dei dipendenti sul lavoro, degli studenti scuola o dei consumatori nei programmi di loyalty. Tutto questo ha impatti profondissimi a livello economico ma ancor di più sociale.

Come approfondisco meglio nel mio nuovo libro in uscita ad inizio 2017 per Hoepli, negli ultimi 50 anni da una parte è aumentato sensibilmente il quoziente intellettivo medio (con tutte le cautele del caso su come esso si misura e confronta nel tempo) e dall’altra è aumentato il tasso di suicidi.

Ma come è possibile che le ultime due generazioni, la Generazione dei Millenials (nati tra il 1980 ed il 2000) e la Generazione Z (nati dopo il 2000) si stiano disinteressando sempre più nei confronti di ciò che ci circonda? Stiamo parlando di generazioni che stanno vivendo e crescendo in un periodo storico senza eguali nella storia dell’uomo in quanto a stimoli e opportunità. In un click accediamo a milioni di brani musicali, film in alta risoluzione, possiamo costruire oggetti con una stampante 3D, parlare in tempo reale con persone dall’altra parte del mondo…Dall’altra parte penso ai miei nonni  e a quando allora ventenni erano costretti ad aspettare un mese per un ciclo di comunicazione completo a mezzo lettera. Se oggi noi entro 10 secondi non riceviamo risposta al messaggio inviato via Whatsapp, Facebook o Telegram iniziamo a sclerare addirittura controllando impulsivamente se appare la doppia spunta di lettura o meno. Qualcuno potrebbe pensare e dire che il mondo sia impazzito.

A questa corrente di pensiero, solletico la pancia aggiungendo un dato proveniente da recenti studi condotti da Microsoft. La curva di attenzione di un essere umano è diventata inferiore a quella di un pesciolino rosso, 8 secondi!!

Io credo, ma sentitevi liberi di smentirmi in diretta, che sia in atto un profondo corto circuito tra le aspettative, esigenze e bisogni di queste nuove generazioni e il modo in cui ancora oggi molte esperienze quotidiane vengono progettate in continuità con le logiche settecentesche della rivoluzione industriale che, per me, ha rappresentato almeno 3 secoli di standardizzazione  delle produzioni e quindi delle esperienze, in un certo qual senso, delle emozioni!

Ora non sto suggerendo di trasformare tutta la nostra esistenza in un immenso videogioco, anche se devo confessarvi che ogni tanto questo sogno accompagna le mie fasi REM. Impariamo dall’industria dei videogiochi e della più recente scienza della gamification le tecniche e le logiche per porre al centro di ogni processo il coinvolgimento.  Ogni attività può essere resa coinvolgente, non abbiate paura di mettervi in gioco come aziende o enti pubblici.

Ho avuto il privilegio di poter morire e rinascere milioni di volte in questa vita e sogno un mondo in cui il GAME OVER sia un modo diverso per dire apprendimento. Quando si muore in un videogioco si impara qualcosa, il sistema ti rilascia un feedback in tempo reale che il giocatore mette in pratica al tentativo successivo ed ecco che il sistema una volta riuscito ti premia con un punteggio o un bonus extra. Ed ogni ostacolo è sempre un pelino più complesso allineando la tua capacità alla sfida. Questo genera un coinvolgimento straordinario, in psicologia si parlerebbe di FLOW.

Insomma vorrei un mondo in cui si inizi ad utilizzare sempre più la prima persona nei confronti delle attività che ci circondano come i miei amici fanno con me quando mi raccontano “ho salvato la principessa”. In fondo è questo sentirsi protagonisti la vera magia dei videogiochi, cediamo parte del nostro potere in quanto brand, datori di lavoro o amministratori pubblici e lasciamoci contagiare dalla creatività e pensiero fuori dagli schemi di queste nuove generazioni!

Vi saluto con una immagine di uno dei progetti per il quale vado più fiero. Insieme al Museo Archeologico Nazionale di Napoli siamo al lavoro su un vero e proprio videogioco in grado di coinvolgere ed emozionare persone in tutto il mondo trasmettendo il messaggio universale della bellezza scissa dal tempo in cui si è vissuti.

archeological museum of naples videogame

 

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